Erotismo?

Mah!

E che cos’è poi l’erotismo?

Boh! titillarsi? guardare immagini porno? farsi titillare da mani estranee o come si diceva da ragazzi, anche da soli, ma con la sinistra che sembra quella di un altro? spiare le gambe che spuntano da una gonna sciagurata mentre la proprietaria scende e scavalca una portiera amica, di quelle controvento delle macchine degli anni sessanta? riuscire a spiare un reggicalze (per avere di questi ricordi, la mia età è evidente)? le autoreggenti? forse, ma non i pantacollant per favore, i leggings, le calzamaglie, gli abiti verniciati addosso che disegnano tutto e non lasciano una sorpresa neanche piccola.

I luoghi hanno una propria individuale vocazione, credo. Cinecittà al di là delle nostalgie sarebbe bello fosse una nuova fucina di Cinema, piuttosto che un albergo (chi vorrebbe vivere dentro il recinto di Cinecittà venendo un periodo limitato a Roma per lavoro, magari dall’America?). Roma e Firenze sono città d’arte, sebbene la prima svilita e umiliata dalla politica, l’altra resistente come poche, Milano la città della moda. Un Teatro del settecento o anche più recente sarebbe bello restasse un Teatro. Una chiesa sarà sempre un luogo mistico, consacrata o meno che sia. Una ex fabbrica, può diventare un concentrato di arte e di studi d’artisti. Si può quindi modificare la vocazione di un luogo. Non credo sia un reato.

Il mio quartiere, San Lorenzo, aveva una vocazione artigiana. Botteghe di marmisti per via del vicino cimitero, molti però hanno trasformato le loro botteghe in improbabili loft. Botteghe di lattonieri, falegnami, bombolari, olivari, fabbri, stampatori, sì, di quelli che rilegano e restaurano i libri preziosi, di quelli che usano la carta di Firenze, quelli che ci mettono le cifre. Tutti chiusi.

Ora ci sono quasi esclusivamente innumerevoli botteghe con un rotolo di carta igienica, un litro di latte e milioni di birre, più un paio di Compro Oro (sigh!). Questi, i negozi che nell’ultimo anno hanno preso il posto delle botteghe.

Così che quando, poco prima di Natale 2012, all’angolo di via degli Ausoni con via dei Sabelli aprì un negozio di abbigliamento Burlesque, tutti sorridemmo per il genere di merce e per la novità. Vendevano ogni genere di parafernalia teoricamente adatta a suscitare una qualche emozione erotica, immagino, non so se questa sia la funzione di quegli oggetti, ma ammetto che mi divertiva moltissimo fermarmi a guardare quelle cose e quegli abiti sconosciuti. La cosa che più mi sorprendeva era una specie di manina o ventaglietto a forma di pube femminile stilizzato, un telaio con stesa una seta rosso-fragola-matura che lasciava il piacere della trasparenza e che terminava con una specie di uncino che non ho capito come si fissasse, se semplicemente a pressione tra le natiche o addirittura infilato nel più oscuro dei pertugi. Comunque delizioso a vedersi anche se di per sé non particolarmente erotico. Ma immaginandolo nell’occasione giusta per indossarlo, chissà, magari sì. E poi un’infinità di reggiseni, calze strappate ad arte, giacche di lattice e altra roba. Bella poi quella signora che ho immaginato essere la proprietaria anche se la si è vista poco. Bruna, eretta, severa, stretta in un tailleur grigio. Non un ammicco, non uno sguardo, riservatissima, forse una danzatrice di Burlesque? mah. Bella sì, molto bella. Ahimè, non il mio genere e sicuramente io non il suo. Però era un piacere guardarla e immaginarla indossare quegli strumenti di sollecitazione erotica nella sua altra vita segreta, forse. Non me ne voglia, è solo uno dei tanti piccoli romanzi che mi faccio su tutti quelli che incontro. Il piacere di immaginare, provare a intuire anche sbagliando le altrui vite. Un gioco innocente.

Beh, circa due mesi fa, tra la mercanzia più esotica che erotica, sono comparse delle birre. Non capivo il connubio. Guardavo e pensavo, chi entra in un negozio diciamo della lussuria per comprarsi una birra?

Mistero svelato: scomparsa tutta la parafernalia, rimaste solo le birre.

Un altro di quei negozi di cui sopra. Si sono dati il cambio. Una proposta forse di gioco erotico? Vecchi scambisti! Perverse birre, innocenti manine e ventaglietti.

Addio sogni di Burlesque.

Addio erotismo di passaggio all’angolo.

Non un sorriso né complice né imbarazzato alla vista dell’ennesima birra.

Nessun romanzo da inventarsi. Neppure d’appendice.



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