Odori

18 Agosto 2013

E’ sicuramente per la frase tante volte ascoltata e qualcuna pure proferita, ti porto le arance, che mi sono fatto l’idea che in carcere ci sia uno straordinario fortissimo odore d’arance. Non di zagare. No. Di arance. Di bucce d’arancia. Quello stesso tremendo odore d’arance che dominava i torpedoni di ritorno dalle liceali gite in montagna a sciare, misto all’umido della neve rimasta sotto gli scarponi, all’umido dei pantaloni impregnati, all’umido dei pullover di lana non tecnica che puzzavano atrocemente di merda, misto a panini imbottiti invecchiati e ai rutti e talvolta alle scoregge. No, non credo sia odore di zagare. Quell’odore di zagare che in Sicilia sento dappertutto, d’estate e d’inverno, sia o meno la stagione giusta. M’illudo. Illusione olfattiva.

Non credo che i miei amici per quanto bene possano volermi ancora, riusciranno a far approvare un decreto legge che depenalizzi i reati commessi, quelli che commetterò, quelli dei quali non sono nemmeno ancora a conoscenza. Nessuno dei miei amici è in politica. Nessuno di loro comunque lo farebbe. Sono persone per bene. Non ho nessuna voglia né fretta di andare a constatare di persona l’odore umido/marcio di arance della prigione. Ci sono entrato una volta, ma per fare un film. Non ricordo gli odori, ricordo i rumori. Le grida, le grida disperate. Qualcuno della troupe disse, aho, questi stanno de fòri. Un attore che da lì a poco sarebbe diventato mio nemico, ma non per questo, commentò, no no, è che questi stanno dentro. Così è l’odore delle arance e del marcio che ho dentro. Come un grido.

Vuole degli odori? che voj l’odori? che ha degli odori? mi dà degli odori per favore? Basilico?

Così al mercato all’aperto, dove mi ostino ancora ad andare nonostante l’imbarazzo di dovere scegliere da quale banco comprare tra i pochi rimasti. Si fronteggiano 2 a 2 uguali, 2 del pesce, due della frutta, uno che potrebbe vendere odori d’oriente ma non lo fa, però passandoci davanti li immagino e mi ricordo il Marocco, piazza Jāmiʿ el-Fnā, Ouarzazade, Tam Tam Plage, il deserto, gli Uomini Blu, il grasso rancido ed il pane ancora caldo che ci offrirono su una montagna che credevamo disabitata, sogno e so che non è oriente, semmai medio, solo medio Oriente e neanche troppo, così spostato ad occidente; e ancora un banco di carne, una salsamenteria. Sì, grazie, mi dia degli odori. Una costa di sedano, del prezzemolo, un po’ di basilico, salvia, rosmarino-ramerino, una carota e magari ci metta anche una patata, l’alloro no, grazie, lo rubo, l’ho sempre rubato dalla parte alta della siepe del Lungo Tevere. Non so se farò il brodo. Di carne o di verdura? Boh, la base è la stessa. So che mi viene benissimo e da sempre lo paragono a quello schifoso odore di refettorio che si propagava dalle finestre del seminterrato della scuola di suore Rossello. Ma perché puzzava tanto? il brodo, di carne o di verdure profuma, almeno il mio.

L’odore della pineta di Fregene 50 anni fa.

L’odore della polvere rossa dei pinoli celati nelle tasche che macchiava mani e pantaloni svelando il mistero del gonfiore sui fianchi.

L’odore degli stessi pinoli fratturati al colpo di pietra.

L’odore dei pinoli mangiati a manate.

L’odore di resina.

L’odore del mio cane bagnato dopo le corse e i tuffi nelle pozzanghere.

L’odore delle lenzuola asciugate al sole, distese sul prato del piccolo podere la Fornace.

L’odore delle stesse lenzuola riscaldate d’inverno con il prete e la cenere ancora tiepida del grande camino.

L’odore del Mirto di Sardegna e di tutte le sue piante selvatiche, del Lentisco del Ginepro del Rosmarino. E tutti gli odori del vento di quest’isola bellissima.

L’odore del mare aperto e infinito.

L’odore dei delfini che ti guardano mentre ti precedono a prua.

L’odore delle tartarughe di mare che in bonaccia trasportate dalla corrente ti sfilano sotto le murate e ti guardano incuriosite.

L’odore di terra quando ancora non la vedi, se come sempre il vento viene proprio dalla tua meta, ti batte a prua, costringendoti a manovre di bolina bordo su bordo. Beh, solo se non c’è Francesca a bordo che allora chissà per quale patto con Eolo si naviga di lasco e, sempre scotta in mano, si pompa e si svuota, si pompa e si svuota lo spinnaker.

L’odore delle rose di Maggio che rubo per mia moglie.

Immagino il decreto legge: si depenalizza il furto delle rose di Maggio. Neanche una riga, ne basta mezza, ma i puri cattolici italiani, tutti in piazza contro questa nuova libertà di rubare le rose, come se qualcuno li obbligasse, come per il divorzio, come per l’aborto che hanno sempre preferito praticare presso raffinati e segreti cucchiai d’oro. Questo paese cattolico, ed è già un male, ma piccolo, è solo un paese d’ipocriti.

L’odore dell’ipocrisia.

L’odore di Nigritella delle Alpi del Brenta, l’odore di cacao e vaniglia della Nigritella che mia moglie porta nel naso negli occhi e nella mente dalle montagne alte e che io posso solo immaginare.

L’odore dell’influenza che ho sentito più volte sull’autobus e sempre mi ha infettato.

L’odore del diabete. Sì, ha un odore e io lo riconosco.

L’odore di sudore dei lavoratori. Chi si fa il culo, suda. Sì, suda. Che male c’è.

L’odore di chi non si lava e lo fa apposta e se ne frega.

L’odore della famiglia di topini che si sistemò nell’imbottitura della lavastoviglie della mia piccola e bellissima casa di New York-Manhattan-Chelsea, approfittando di un buco nel muro di cartone (mortacci dei costruttori, capisco il cartone per via del peso in un grattacielo, ma in un palazzo di Chelsea di 5 piani, perché? ah, il mio apt. 5rw, 5° piano, dietro, ovest) quando decisero all’alba del mio 3° anno di permanenza di farmi capire cosa veramente fosse la vita in una grande e ammirata metropoli. Ce n’era uno anche a casa della mia amica dell’Upper East Side e pagava solo di maintenance il doppio del mio affitto.

L’odore di Manhattan a Luglio così simile a quello del molo di Ponza quando tardano a portare via i rifiuti che mi sentii un po’ al mare, ma era un fiume, l’Hudson.

L’odore dell’Hudson, andando a Poughkeepsie per una conferenza, passando tra le dolci verdi colline affacciate sul fiume che è vita, in territorio indiano. Il profumo immaginato di accampamenti Sioux (che forse non sono lì, benedetti soldatini d’infanzia).

L’odore di Fica, dolce, incantevole, piacevolmente umido.

L’odore di ricci di mare che se freschi dolci maturi e ben cotti cioè appena scottati, con gli spaghetti al dente, tanto sanno appunto di Fica, della migliore della più bella. Dolce. Sazievole (sigh! che significherà?). Che sazia e che piace. Ecco. Ma anche il sapore di sperma che leggendo si fa odore. Quello che Pilar per la penna di Hemingway dice sapere di castagne. O forse solo una scusa per farlo assaggiare alle fidanzate della pubertà. L’odore di castagne.

L’odore di morte sulle mani di Italo dopo aver carezzato la moglie per l’ultima volta. Purtroppo pochissimi sanno chi sia questo Italo che 5 volte incontra la sua Fernanda. Del resto non è Charles Swann o il Barone di Charlus e nemmeno Albertine. E mi rammarico di non conoscere l’odore del biancospino rosa dietro il quale per la prima volta appare Gilberte.

L’odore di talco canforato dell’armadio di mia nonna che molto tempo prima che ne leggessi mi premiava e mi blandiva con le madeleinette intinte nel tè, lei che infermiera, anzi levatrice, credo non ne avesse notizia letteraria, lei che mi diede la carezza di Giovanni XXIII.

L’odore dei suoi mobili che alla sua morte volli per me, trasformando la cameretta di un 12enne in un altare tetro ma affascinante. La sedia finto ’400 con la pelle che si squamava il cui odore ha accompagnato tutti i miei studi. Inebriante. Forse è per questo che non ho imparato niente. Drogato dalla pelle squamata.

L’odore che ad ogni cucciolo di qualsiasi razza permette di riconoscere la madre e ad ogni madre il proprio cucciolo.

L’odore della devastazione del corpo ormai quasi completamente fuori controllo di mia madre. La straordinaria maestosa inevitabile bellezza della decadenza del suo corpo. Grinze, pieghe, ma il seno ancora rosa, bello, devo dire, non lo vedevo da 58 anni. Gli odori della decadenza di un corpo fuori controllo che le fa dichiarare spesso il dispiacere di non abitare ad un 20esimo piano dal quale spiccare il volo. L’ultimo. L’odore dolce delle sue guance quando la bacio dopo l’ennesima quotidiana litigata. Te lo giuro mamma, nessuno violerà la tua volontà. E’ solo questo l’unico ed inutile regalo che mi resta da farti. Credimi.

L’odore di mia madre.

L’odore che fa impazzire il nostro cane, l’odore di mia moglie che lo spinge a saltare verticale come un cartone animato sulle 4 zampe e piombare sulla scrivania per studiare e conoscere tutti i luoghi che lei, al suo ritorno, deve aver navigato. L’odore di mia moglie che lui circonda e bacia tutto in giro intorno al collo disegnandole una collana di preziose perle scaramazze, mordicchiandole i capelli orgogliosamente bianchi come le nevi dei suoi 3000 m coraggiosamente raggiunte che si riflettono sulle nuvole in continua evoluzione, bianche e grigie e nere, così come le vuole il sole.

L’odore della vigliaccheria. L’odore del fallimento che contrariamente all’idea che possiamo farcene non sa di merda, ma sa di ragione. Sì, a tutto c’è una spiegazione, anche al fallimento. Sebbene sia difficile scoprirla.

L’odore di polvere da sparo fiutato solo per film bellissimi e meno belli. L’odore che non farò in tempo a sentire, credo.

Questo l’odore che noi che non abbiamo figli (e neanche pensione) non faremo in tempo a sentire.

(cont’d)

P.S. chi volesse aggiungere altri odori, i propri, quelli cui è affezionato, sarebbe il ben venuto. Grazie



5 Commenti to “Odori”

  1.   Sandra Scrive:

    I profumi mi colpiscono meno degli odori, sfuggono alla mia memoria olfattiva. Rimane solo il bosco dopo la pioggia con l’odore di muschio e di felci.

  2.   federico pacifici Scrive:

    I profumi ti colpiscono meno degli odori? sei sicura che è questo quel che volevi scrivere?

  3.   sandra Scrive:

    E’ solo una questione di parole, di codice: do alla prima un’accezione positiva, di frengranze, di aromi; associo invece gli odori ad esperienze olfattive di puzzo e di lezzo. E, ciò nonostante, sono gli odori a rimanere impressi nella mia memoria con tenacia e persistenza. Quasi un ossimoro.

  4.   federico pacifici Scrive:

    Oh, sì, scusami, non volevo certo essere maleducato, però ora capisco meglio. Hai ragione profumo ha un’accezione positiva, però non direi che odore ne abbia una negativa. Grazie per i tuoi commenti.

  5.   enrico papa Scrive:

    Ma sei tu a scrivere ? Se si mi piace tanto come scrivi.
    L’anno prossimo riprendo a fare qualche cosa al teatro dopo un lungo letargo. Mi piacerebbe fare qualche cosa scritto da te… se hai qualche progetto fammelo sapere.