nel 1992 Giuseppe Gaudino realizzò un documentario su Gianni Amelio dal titolo “Joannis Amaelii, animula vagula, blandula” *. Mi è tornato alla mente vedendo giovedì 5 Settembre alle 15:45 prima proiezione a Roma, il bellissimo film L’intrepido, diretto da Gianni Amelio. Ma dovrei rivedere il documentario di Gaudino. Ho l’impressione che Amelio non abbia smesso di vagare ed abbia trovato la sua dimensione come del resto accade sempre in e per ogni suo film, sempre nuovo, sempre diverso, sempre la stessa anima grande che vola spazia si cerca e si interroga. Mai pago, mai contento.

Sono andato al cinema con quell’entusiasmo e trepidazione che spesso dà risultati opposti alle aspettative, invece sono rimasto incantato appunto dalla vastità dell’anima di Amelio.

Non basta da solo un grande regista a fare un capolavoro, ci vuole anche un’ottima sceneggiatura e questa lo è anche perché, delicatamente e pericolosamente, sfugge a mio avviso, alle ormai stucchevoli e prevedibile strutture in tre atti, ma procede lineare, mi sembra, il che non significa superficialmente, ma con dolore, appena alleggerito dall’anima altrettanto grande di Albanese. I punti di svolta (turning point) sono tanti, e tutti procedono in fila verso il climax e la risoluzione che, anche se non andrebbe anticipato, non appartiene all’Italia.

Ambientato in una Milano in costruzione più simile a Dubai con il deserto che la circonda, mi ha ricordato certi film degli anni ’50 e ’60, quelli in B&N ambientati nelle periferie romane devastate dagli scavi per le fondamenta dei palazzoni in costruzione che incombevano sulla vita dei protagonisti, quei palazzoni che sono argine insuperabile al leggero vento di ponente.  Ci vogliono anche collaboratori straordinari come gli attori Antonio Albanese e Alfonso Santagata, come il direttore della fotografia Luca Bigazzi e lo scenografo Giancarlo Basili, per trasformare in Cinema gli spazi immensi dell’anima. L’Anima di Amelio.

Quanti lavori credete si possano fare? Vedendo il film se ne scoprono di mai nemmeno immaginati, tutti racchiusi nel mestiere nuovo di “rimpiazzo”. Percorrendo cantieri, mercati, stirerie, palestre e giardini, Amelio cita anche un suo bel documentario di tanti anni fa “La squadra del lunedì”, gli addetti alla pulizia dello stadio dopo la partita.

Se per combattere e superare quell’eccesso di responsabilità che porta il giovane protagonista alle crisi di panico, si deve tornare in paesi dove viga ancora il rispetto, forse questo film è un ulteriore invito a partire, è uno schiaffo all’Italia senza speranza e senza regole di questi anni, forse è un invito alla semplicità praticata dal personaggio di Antonio che non è mai compromesso, ma scelta continua, così come una volta si pensava potesse essere la lotta.

 

Una curiosità: il cliente del negozio di scarpe è Fausto Rossi, il magnifico giovane attore giustamente premiato anche con il David di Donatello come esordiente per quell’altro capolavoro di Amelio che fu Colpire al Cuore.

 

* Dalla sinossi del film “Joannis Amaelii, animula vagula, blandula” firmata da Isa Sandri e Giuseppe M. Gaudino:

È un appunto su un’emozione ricevuta e su un sentimento provato nel vedere il lavoro di Gianni Amelio sul set di Il ladro di bambini. Ma è anche una dedica. Una dichiarazione di affetto e di riconoscenza. Ci hanno colpito le reiterazioni di molti suoi gestipensieri, le sue ansietà, il suo silenzio che alla fine hanno prodotto, creato quel l’emozionante film. Si sono presi a pretesto i primi versi che l’imperatore Adriano scrisse in una sua lirica mirando il paesaggio di Baia chiedendosi dove andasse la sua povera anima. Gianni Amelio è un “uomoautore” che continuamente si interroga su dove vada la sua anima, su che scopo abbia la sua macchina da presa. Questo abbiamo voluto raccontare.

http://www.torinofilmfest.org/?action=detail&id=5515



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